Ritrarre un avvocato significa confrontarsi con il peso delle parole, con il tempo dell’attesa, con lo spazio sottile in cui si costruisce una verità possibile. Leonardo Maran lavora da oltre vent’anni nel diritto penale, un territorio in cui ogni gesto è misurato e ogni decisione lascia tracce profonde. Il suo mestiere si muove tra regole e responsabilità, ma trova senso soprattutto nella relazione umana che precede e accompagna il processo.
Nei ritratti ho cercato di restituire questa doppia dimensione: la fermezza del ruolo e l’ascolto della persona. Leonardo affronta quotidianamente temi complessi e delicati — dai reati stradali alle questioni più classiche del diritto penale — con uno sguardo che non si limita all’aspetto tecnico, ma attraversa anche le conseguenze, le fragilità, le storie individuali. È un lavoro che richiede precisione, ma anche empatia, presenza, responsabilità etica.
In un’epoca segnata dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, Leonardo rivendica una dimensione artigianale della professione forense. È questa convinzione che ho cercato di intercettare con la fotografia: un modo di lavorare che passa ancora attraverso lo sguardo, il tempo, la responsabilità individuale. Questi ritratti non vogliono rappresentare un ruolo, ma avvicinarsi a una postura interiore, a un modo di stare nel proprio lavoro e nel mondo.