Portraits

Ritrarre una persona è, per me, come varcare una soglia invisibile.

Non è solo una questione di luce, di sguardo, di composizione — è un dialogo silenzioso, uno spazio condiviso in cui provo a cogliere qualcosa che non si mostra, ma si lascia intuire.
Come uno psicoterapeuta, cerco di entrare in risonanza con l’animo della persona che ho di fronte: ascoltare senza parole, guardare senza invadere, lasciare affiorare ciò che spesso resta nascosto.

Nei ritratti cerco la verità che abita negli occhi, i segni di ciò che si è vissuto, la bellezza che convive con le fragilità, i piccoli mostri che ci rendono umani.
Non cerco la posa perfetta, ma un momento autentico — una crepa, un respiro, un silenzio carico di significato.

Mi sento vicino a queste parole di Bertrand Russell: “Tre passioni, semplici ma preponderanti, hanno governato la mia vita: il desiderio di amore, la ricerca della conoscenza, e l’insopportabile pena per le sofferenze dell’umanità.”

In fondo, anche nel ritratto cerco questo: amore per ciò che è unico in ognuno, il desiderio di conoscere chi ho davanti, e una forma di rispetto profondo per le sue luci e le sue ombre.