Con Bruno Lucca ci conosciamo da più di vent’anni. Un tempo lungo, fatto di frequentazioni, di silenzi condivisi, di sguardi che imparano a riconoscersi. La nostra amicizia è cresciuta insieme allo spazio Incipit, un luogo di arti visive che per cinque anni è stato casa, laboratorio e soglia: un’ex manifattura tessile di fine Ottocento trasformata in terreno di incontro, di lavoro e di pensiero. È lì che ho imparato a osservare Bruno non solo come amico, ma come artista, pittore, uomo immerso nel suo fare.
Questa serie di ritratti nasce da quella vicinanza. Non è il tentativo di raccontare una biografia, ma piuttosto di restituire una presenza. Bruno lavora da sempre intorno ai temi dell’identità, della memoria e del ricordo, attraversando anche la perdita, la caducità, l’effimero, l’oblio. La sua pittura procede per sottrazione, lasciando affiorare figure che sembrano apparizioni: evanescenze, ombre, immagini in bilico tra il manifestarsi e il dissolversi. Fotografarlo ha significato entrare in quella stessa soglia, cercare un punto di contatto tra il suo gesto pittorico e il mio sguardo.
Nei ritratti non ho cercato di fissare un volto definitivo, ma di accompagnare un movimento. Bruno appare come le sue immagini: presente e insieme altrove, riconoscibile eppure instabile, immerso in uno spazio che non è solo fisico ma anche mentale. Sono fotografie nate da una lunga consuetudine, da una fiducia silenziosa, dal tempo condiviso. Più che raccontare chi è Bruno Lucca, questi ritratti provano a stare accanto al suo lavoro, ad ascoltarne il respiro, lasciando che anche l’immagine resti aperta, incompiuta, in attesa.