Sono stato contattato da Elisa, per realizzare per lei un’immagine che la raccontasse, in occasione di alcune pubblicazioni e del suo nuovo sito.
Ritrarre Elisa significa entrare in una casa che parla. Non solo una residenza, ma un paesaggio interiore fatto di colori, oggetti, stratificazioni, piccoli disallineamenti che trovano un equilibrio tutto loro. Il suo spazio è un “disordine ordinato”, vivo, eclettico, attraversato dalla stessa curiosità con cui Elisa entra ogni giorno nelle case degli altri.
I ritratti sono stati realizzati qui, nel luogo che abita e che la rappresenta. La fotografia lascia da parte l’ombra per farsi attraversare dalla luce, seguendo una personalità aperta, creativa, in continuo movimento. Elisa appare immersa nel suo ambiente come in una naturale estensione del proprio modo di progettare: niente è rigido, tutto è relazione. Colori, forme e presenza convivono senza gerarchie, come in una casa che non smette mai di raccontare.
Nel suo lavoro di architetto, ogni primo sopralluogo è una soglia: un citofono, una porta che si apre, l’inizio di un viaggio condiviso. Ascoltare desideri, necessità, frammenti di vita è parte del progetto tanto quanto il disegno. Questa attitudine emerge anche nei ritratti, dove il volto e lo spazio dialogano con la stessa disponibilità all’incontro.
Queste immagini non cercano una posa definitiva, ma una presenza in ascolto. Raccontano un modo di abitare il proprio lavoro e la propria casa come luoghi di esplorazione continua. Un capitolo scritto a più mani, in cui architettura e vita si intrecciano, e in cui ogni stanza — come ogni ritratto — resta aperta alla possibilità di trasformarsi.