Ritrarre Matteo Cibic significa entrare in un mondo in cui le forme sembrano avere un carattere, i colori una voce, gli oggetti una vita propria. Designer poliedrico ed eccentrico, Matteo attraversa da anni territori in cui il confine tra animato e inanimato si fa poroso, trasformando il progetto in un racconto aperto, ironico e visionario.
Questa serie di ritratti nasce in occasione del lancio degli occhiali da lui disegnati, ma si muove oltre la semplice rappresentazione di un prodotto. Gli occhiali diventano parte di un sistema espressivo più ampio: un’estensione del volto, un segno identitario, quasi una nuova creatura. Come nelle sue opere, anche qui la forma suggerisce personalità, la materia sembra dotata di intenzione, lo sguardo diventa il punto di contatto tra corpo e immaginazione.
Matteo appare nei ritratti come una presenza in continuo mutamento, giocosa e concentrata allo stesso tempo. I suoi gesti, le posture, l’uso del colore restituiscono un’attitudine progettuale che non separa mai rigore e stupore. La fotografia accompagna questa energia senza volerla contenere, lasciando che emergano le molteplici sfaccettature di un pensiero che si nutre di pareidolia, di riferimenti organici, di narrazioni speculative.
In questi ritratti, il volto di Matteo e gli occhiali dialogano come due elementi dello stesso ecosistema. Non c’è gerarchia, ma relazione: l’oggetto osserva quanto è osservato, diventa parte di un immaginario in cui design, natura e futuro si incontrano. Le immagini non cercano una definizione definitiva, ma suggeriscono una possibilità, un gioco serio, una visione in cui anche il quotidiano può farsi straordinario.