Questo lavoro nasce dall’esigenza di attraversare più registri del ritratto, senza fissarne uno come definitivo. Le immagini realizzate con Demetrio si muovono lungo uno spettro ampio: da ritratti più intimi, raccolti, a immagini pensate per una dimensione professionale, pubblica. Non come due poli contrapposti, ma come parti di una stessa identità in continuo dialogo.
Il ritratto, in questo caso, diventa uno spazio di transizione. Ogni fotografia cerca un equilibrio diverso tra prossimità e distanza, tra esposizione e riserbo. Cambiano i gesti, la postura, lo sguardo, ma ciò che rimane è una continuità sottile, una presenza che si adatta senza mai frammentarsi. L’obiettivo non è costruire un’immagine ideale, ma lasciare emergere le variazioni di un’identità complessa.
Nei ritratti più intimi il tempo si dilata, il corpo si rilassa, lo sguardo si fa meno difeso. In quelli più professionali entrano in gioco il controllo, la chiarezza, la necessità di comunicare un ruolo. La fotografia accompagna questi passaggi senza forzarli, accettando che ogni immagine sia parziale, provvisoria, situata.
Questo lavoro non cerca una sintesi definitiva, ma una costellazione di possibilità. Le fotografie non rispondono alla domanda “chi è”, ma restano aperte su “come può apparire”, riconoscendo nel ritratto non un punto di arrivo, ma un processo.